Riconosciuto come vino a denominazione di origine controllata nel 1973, il Trebbiano di Romagna doc è un bianco secco e sapido che sa sprigionare, se non un ricco bouquet olfattivo e gustativo o proprietà di affinamento o di evoluzione, pur una piacevole freschezza e fragranza, data dal supporto dell'acidità. Questo vino leggero e giovane si ottiene dal vitigno omonimo, a bacca bianca. L'origine della sua coltivazione in Romagna è antica, sembra risalire addirittura al periodo degli Etruschi e dei Romani, quando vennero impiantati i primi vitigni di Trebulanus – così il vino era chiamato in età romana – in seguito alla bonifica e all’appoderamento delle terre romagnole. Quando Emilio Lepido, per consolidare le conquiste romane, fece costruire da Piacenza a Rimini la strada che poi prese il suo nome, ossia la Via Emilia, a ridosso delle colline e fino alla pianura, le viti già prosperavano. Anche Plinio il Vecchio riserva ampio spazio ai vini romagnoli e al Trebulanus nella sua enciclopedica Naturalis Historia, tuttavia la prima fonte storica attendibile è l'agronomo Pier dè Crescenzi, il quale nel 1305 scrive: “c’è un'altra specie di uva, detta Tribiana, che è bianca con acini tondi, piccoli ed abbondanti, che in giovane età non dà frutto ma crescendo diventa feconda”. Col passare del tempo, dall’antico ceppo di Trebbiano è nata una famiglia di vitigni, alcuni dei quali strettamente imparentati, altri solo somigliantisi alla lontana, coltivati largamente in Italia e anche all’estero, in certe aree di Francia e California. Oggi, degli oltre cento milioni di bottiglie che ogni anno la Romagna invia in tutto il mondo, una buona parte spetta al vino Trebbiano di Romagna, utilizzato in questi ultimi decenni anche come vino base per spumanti metodo Charmant/Martinotti, per vermouth e brandy. Nella doc sono previste anche le tipologie Frizzante e Spumante.
La produzione del Trebbiano di Romagna doc è consentita in dieci comuni nella provincia di Bologna, in 18 comuni nella provincia di Forlì-Cesena, in 14 comuni nella provincia di Ravenna e in 19 comuni nella provincia di Rimini.
Il vino a denominazione di origine controllata Trebbiano di Romagna deve essere ottenuto da uve Trebbiano Romagnolo, dall’85% al 100%; possono concorrere, da soli o congiuntamente, fino a un massimo del 15%, altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la regione Emilia Romagna. Il Trebbiano di Romagna doc ha un colore giallo paglierino più o meno intenso, odore vinoso e gradevole che ricorda sentori floreali, erbe e fiori di campo. Di sapore secco e sapido, armonico, ben equilibrato, frizzante nel tipo specifico. La gradazione alcolica minima è 11,5°. Si degusta a 10° C.
Il Trebbiano è un vino leggero, delicatamente profumato, sapido e da bere giovane, fresco di temperature; servito a una temperatura tra i 7 e gli 8° C è un ottimo aperitivo per iniziare un pranzo, accompagnato da stuzzichini salati. Si beve piacevolmente insieme ad antipasti leggeri e delicati e alle insalate di mare. Il matrimonio perfetto, tuttavia, resta con la tradizionale piadina romagnola, ripiena di Squacquerone, il tipico formaggio romagnolo fresco. Tant'è che un buon Trebbiano di Romagna si sposa con tutti i formaggi freschi molli della Romagna, come il raviggiolo o la casatella. Si consiglia, al fine di apprezzarne al meglio le caratteristiche, di consumarlo giovane, entro l'anno di vita.
Si può andare alla scoperta dei luoghi dove si produce il Trebbiano di Romagna doc attraverso ben due strade del vino. La prima prende il nome di Strada del Sangiovese e dei Sapori delle Colline di Faenza (www.stradadelsangiovese.it), interessa i comuni di Faenza, Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme e Castelbolognese, e interseca in successione le valli del Marzeno, del Lamone e del Senio, ai confini con la Romagna toscana, il versante romagnolo del Mugello. L'altra, la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Forlì e Cesena (www.stradavinisaporifc.it), si sviluppa per ben 287 chilometri, è un itinerario complesso, che collega trasversalmente sei grandi vallate della Romagna centrale (Tramazzo, Montone, Rabbi, Bidente, Savio e Rubicone), nel tratto pedemontano e collinare compreso tra la Via Emilia, a nord, sino alle cittadine di media valle a sud (Modigliana, Dovadola, Predappio, Civitella, Mercato Saraceno, Sogliano).
Testo di Francesca Perotto – Pubblicato il 20 giugno 2011
I fulgidi colori dell'arte ravennate fra monumenti senza tempo
Il sacro tradotto in musica, sulle orme degli antichi monaci
L’alba del Cristianesimo nello splendore della città dei mosaici