Valtellina Superiore docg

Storia

Da secoli la Valtellina, fra le Alpi Retiche e le Orobie, è terra di viti e di vino. Sulle pendici scoscese della sponda retica dell'Adda si susseguono, per una quarantina di chilometri, i vigneti terrazzati dove maturano le nobili uve del Nebbiolo, chiamato localmente Chiavennasca, e di varietà autoctone come Pignola, Rossola e Brugnola. Questi vitigni danno vita a un vino rosso di carattere, adatto al lungo invecchiamento, il Valtellina Superiore docg. Il terroir di questa valle alpina è stupefacente: le viti allignano su balzi scoscesi e fazzoletti di terra riportata, sostenuti da muretti a secco denominati ‘murachi’: si tratta della più estesa viticoltura verticale d’Italia, realizzata grazie alle pazienti ed eroiche cure di generazioni e generazioni di vignaioli valtellinesi. Fin da epoche remote la Valtellina è conosciuta come territorio vocato alla produzione di grandi vini rossi. I primi a iniziare la coltivazione della vite in valle furono probabilmente i Celto-Liguri, che appresero le tecniche dagli Etruschi. Successivamente, i nobili Visconti e gli Sforza, amanti dei vini valtellinesi, concessero privilegi particolari alle popolazioni della valle e lo stesso Leonardo da Vinci mostrava di conoscere e apprezzare questi vini definendoli "vini potenti assai". Più di dieci secoli di storia e tradizione enologica hanno trasformato il paesaggio della Valtellina, e oggi si distinguono ben cinque sottozone all'interno della docg, riconosciuta nel 1998: cinque vini con storia e caratteristiche organolettiche differenti. Il Sassella è il vino rosso storicamente più conosciuto della Valtellina, il cui nome deriva dalla chiesetta della Sassella (da sasso, rupe). Il Grumello prende il nome dal castello di Grumello, che dal secolo XIII domina la vallata. La prevalenza delle varietà Rossola e Pignola fra le uve secondarie di questa zona gli conferisce una particolare sfumatura di mandorla. L'Inferno deriva il proprio nome, con molta probabilità, dall'asperità dei vigneti e dalle temperature assai elevate che durante il periodo estivo si raggiungono nei piccoli terrazzamenti scavati fra gli anfratti rocciosi. Il Valgella si differenzia dagli altri Valtellina Superiore per la maggiore morbidezza iniziale, che non esclude uguale tenuta all’invecchiamento. Il Maroggia è l'ultimo in termini di riconoscimento come denominazione di sottozona, risale al 2001; verso la metà del Quattrocento, san Benigno De’ Medici si fermò a Maroggia, dove fu ospitato e ristorato con il vino locale, che apprezzò e definì “vinum firmum et dulce” (vino corposo e amabile). Oggi, per quanti desiderano conoscere e imparare ad amare questi potenti vini valtellinesi, le case vinicole associate al Consorzio Tutela Vini Valtellina (www.consorziovinivaltellina.com), su appuntamento, accolgono i visitatori per una guida all'interno di antiche cantine dove si affiancano le tecnologie più innovative.

Zona di produzione

Sono interessati alla produzione del vino Valtellina Superiore docg i comuni di Andevenno, Ardenno, Berbenno di Valtellina, Biancone, Buglio in Monte, Caiolo, Castione Andevenno, Chiuro, Montagna in Valtellina, Poggiridenti, Ponte in Valtellina, Postalesio, Sondrio, Teglio, Tirano, Trevisio e Villa di Tirano, tutti in provincia di Sondrio. All'interno di questo territorio sono costituite le sottozone geografiche storiche di Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella.

Vitigni e caratteristiche organolettiche

Il vino Valtellina Superiore docg si ottiene da uve Nebbiolo, localmente denominato Chiavennasca, ma possono concorrere all'uvaggio altri vitigni a bacca rossa locali, per un massimo del 10%.
Vino color rosso rubino tendente al granata, con profumo intenso e persistente, molto gradevole, con fragranze fruttate di ciliegia marasca e frutti di bosco, che si esalta con l’invecchiamento. Al palato è pieno, leggermente tannico, armonico e vellutato, con particolare retrogusto di nocciola.
La gradazione alcolica minima è 12°. Viene affinato per almeno 24 mesi. Raggiunge un’ottima maturità dopo un invecchiamento di quattro, cinque anni e se mantenuto in buone condizioni di cantina si può conservare in bottiglia per lungo tempo.

Accostamenti a tavola

Classico rosso che ben si abbina ai piatti rustici e saporiti della valle, in particolare si sposa armoniosamente con i risotti, i pizzoccheri, la polenta taragna, gli sciatt – frittelle di grano saraceno ripiene di formaggio – le carni rosse in genere, soprattutto arrosti e brasati, la selvaggina, i formaggi stagionati locali e i salumi di Valtellina, come la Bresaola e il violino di capra.

Curiosità

I grandi vini rosi di Valtellina si possono scoprire grazie alla Strada del Vino e dei Sapori che attraversa l’area a denominazione dei vini doc e docg e in particolare la zona di Sondrio dove si produce il Valtellina Superiore docg. Qui sono molto suggestivi i circuiti tra i vigneti terrazzati sul versante retico della Valtellina, che possono essere percorsi in auto, in bicicletta o a piedi. I percorsi corrispondono alle rispettive sottozone di produzione del vino Valtellina Superiore docg. Si parte dal Maroggia, in comune di Berbenno, al Sassella, compreso tra i comuni di Castione Andevenno e Sondrio; dal Grumello, che si trova nella zona a nord-est di Sondrio, alla pittoresca sottozona denominata Inferno, inclusa tra i comuni di Poggirenti e Chiuro. Tra il comune di Chiuro e quello di Teglio si snoda il percorso del Valgella.


Testo di Francesca Perotto – Pubblicato il 20 giugno 2011

Crediti fotografici: Consorzio Tutela Vini Valtellina

 

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