Asti docg

Storia

Il Piemonte è una regione vocata alla viticoltura per definizione, culla di un considerevole numero di grandi vini. Le Langhe, il Monferrato e il Roero, in particolare, sono colline generose, che ospitano gli impianti all’origine di una buona parte dei migliori vini piemontesi. È qui che si coltiva in fitti filari l'uva Moscato Bianco da cui nasce l'Asti Spumante, o meglio Asti docg. Non poteva trovare terreni più adatti, questo vitigno, per dare massima esaltazione alle sue ben note caratteristiche distintive: la natura calcarea dei terreni di quest'area, infatti, insieme al clima favorevole, fa sì che si ottenga un vino dalla definita personalità quale è l'Asti docg, espressione piena e perfetta del suo terroir. Questa è terra di colline, di nebbie ma anche di vigne assolate, di nocciole, di carni eccellenti, di funghi e tartufi che crescono nel silenzio dei boschi. Un paesaggio amato da Cesare Pavese, nato a Santo Stefano Belbo, dal langarolo di Alba Beppe Fenoglio, dal torinese Mario Soldati che in questa zona veniva a cercare le eccellenze della tavola piemontese. Ma questa è anche terra di forte spirito imprenditoriale, di grandi produttori e allevatori, di generazioni che hanno saputo coniugare la salvaguardia della qualità con lo sviluppo del commercio.
Certamente i vignaioli piemontesi hanno saputo produrre uno spumante a suo modo unico: il procedimento che genera l’Asti Spumante, infatti, è diverso dal metodo classico o champenois, ed è noto come metodo Charmat, dal nome dell’enologo francese che lo ha reso famoso ai primi del Novecento, ma era stato precedentemente messo a punto dall’enologo piemontese Federico Martinotti. Questo metodo consiste nel mettere a contatto le uve pressate con sciroppi zuccherini e lieviti selezionati che ne riavviano la fermentazione, ma soprattutto permettono la trasformazione in vino spumante, fase denominata appunto ‘presa di spuma’. Nel corso di questo processo si forma l’anidride carbonica che genera le bollicine caratteristiche di ogni spumante e il vino raggiunge la gradazione alcolica prevista dal disciplinare di cui l’Asti Spumante si fregia.

Zona di produzione

La zona di origine dell’Asti docg è stata ufficialmente delimitata sin dal 1932: si tratta di un territorio vasto che comprende 53 comuni e interessa le province di Alessandria, Asti e Cuneo, nel sud del Piemonte. Il Moscato Bianco è coltivato sulle colline di Langhe, Roero e Monferrato. Simili tra loro per composizione geologica e minerale dei terreni, queste colline sono decisamente diverse per la disposizione dei pendii: si alternano impervi declivi a morbidi colli più accessibili e terrazzati. Si usa quindi suddividere i quasi 10 mila ettari coltivati a moscato bianco in quattro zone: attorno a Santo Stefano Belbo, con colline dai profili arrotondati e un versante molto ripido; nell’area di Canelli, con vallate più ampie e pendii meno scoscesi; il cuore della terza è Nizza Monferrato, con un disegno collinare molto dolce; l’ultima, che si estende a partire da Acqui Terme, presenta vallate strette con profili abbastanza pendenti.

Vitigni e caratteristiche organolettiche

Tutto ha inizio dal grappolo del Moscato Bianco, uva generosa, dalla quale nasce l’Asti Spumante. Il grappolo è ricco, con acini sodi di colore giallo vivo, dalla forte carica aromatica e dal contenuto zuccherino notevole. Queste caratteristiche si ritrovano praticamente intatte nel vino cui danno vita. In primo luogo l’aroma, intenso, che si apre in un ampio ventaglio di fiori e frutta – dal glicine all’acacia, dal sambuco agli agrumi – e sfocia in un netto sentore di miele. All’esame visivo il vino si presenta brillante, con colore dal paglierino al dorato tenue. Al gusto è immediata una netta sensazione dolce mitigata da una piacevole freschezza, a sua volta esaltata dalla spuma fine e persistente.

Accostamenti a tavola

A tavola, l'Asti docg è il compagno ideale di dolci e dessert, ma grazie alla sua versatilità è un vino che si armonizza egregiamente anche con i sapori decisi, addirittura piccanti, ed è perfettamente in grado di esaltare i cibi salati. Quando viene usato in cucina, l'Asti docg si rivela quel prezioso ingrediente “segreto” capace di rendere inediti molti piatti della tradizione e di aggiungere un tocco di originalità ad ogni creazione culinaria. La temperatura ideale per godere della freschezza e degli aromi dell’Asti docg è attorno agli 8° C, degustandolo in un bicchiere a gambo alto ma non nella flûte classica che accoglie gli spumanti.

Curiosità

In questi anni è cresciuta notevolmente la richiesta da parte degli estimatori del buon vino di una sempre maggiore garanzia di qualità delle bottiglie che si portano in tavola. Il Consorzio per la tutela dell'Asti ha da tempo messo a disposizione la completa tracciabilità di ogni singola bottiglia di Asti docg, rendendo trasparente ogni passaggio di lavorazione, dal filare al negozio. È stato il primo esempio in Italia e tuttora uno dei pochi. Per accedere a queste informazioni basta collegarsi con il sito del Consorzio (www.astidocg.it), compilare un breve modulo fornendo le coordinate necessarie per avviare la ricerca e ottenere il quadro completo delle informazioni per ogni singola bottiglia.


Testo di Francesca Perotto – Pubblicato il 20 giugno 2011

Crediti fotografici: Consorzio per la Tutela dell'Asti

 

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