Il Chianti, ovvero il territorio originario che da secoli produce il vino Chianti Classico, è una terra di antiche tradizioni, civilizzata in tempi remoti, prima dagli Etruschi e in seguito dai Romani. In epoca medioevale il Chianti fu teatro di continue battaglie fra le città di Firenze e Siena e, in quel periodo, nacquero villaggi e badie, castelli e roccaforti, trasformati successivamente in ville e residenze. Fu allora che ai grandi boschi di castagni e querce venne sottratto spazio per le coltivazioni della vite e dell’olivo. Al 1398 risale il primo documento notarile in cui il nome Chianti appare riferito al vino prodotto in questa zona. Già nel '600 le esportazioni per l'Inghilterra erano frequenti; dalla fine dell’Ottocento a oggi il vino Chianti Classico si è sempre più affermato sulle tavole di tutto il mondo. Proprio per tutelare questo famoso vino, imitato in altre parti della Toscana, è nato il primo consorzio fra produttori vitivinicoli d’Italia, istituito nel 1924, quando un gruppo di produttori si riunisce a Radda in Chianti per dar vita al Consorzio per la difesa del vino Chianti e della sua marca d’origine (www.chianticlassico.com). Un primo importante passo si compie nel 1932, quando vengono individuate sette distinte zone di produzione del vino Chianti: a quello prodotto nei confini geografici del Chianti viene riconosciuta la territorialità, l’origine e la primogenitura ben prima dell’introduzione del sistema delle denominazioni, concedendo l’associazione alla parola Chianti dell’aggettivo Classico per potersi distinguere dagli altri. Da quel momento in poi, quindi, Classico significa "il primo", "l’originale". Nel 1967 entra in vigore il decreto che riconosce un’unica denominazione di origine controllata del Chianti, all’interno della quale il Classico viene disciplinato come un vino dalle caratteristiche più selettive. Nel 1984, il Chianti – e di conseguenza la zona di origine più antica, ossia il Chianti Classico – ottiene la denominazione d’origine controllata e garantita, il riconoscimento più alto per i vini italiani di qualità. A conclusione di un iter legale durato 70 anni, con il decreto ministeriale del 1996 il Chianti Classico diviene finalmente una docg autonoma, con un disciplinare di produzione distinto da quello del vino Chianti. Da allora, Chianti e Chianti Classico sono due diverse denominazioni, con differenti disciplinari e zone di produzione.
Il Chianti, ovvero il territorio che da secoli produce il vino Chianti Classico, è una parte di Toscana delimitata a nord dai dintorni di Firenze, a est dai monti del Chianti, a sud dalla città di Siena e a ovest dalle vallate della Pesa e dell'Elsa. Le "capitali" del Chianti sono le città di Firenze e Siena e le sue terre si estendono proprio a cavallo tra le due province: si tratta di 70.000 ettari che comprendono per intero i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e in parte quelli di Barberino Val d'Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa. La zona viticola del Chianti è stata delimitata nel 1932 da un decreto ministeriale e da allora i confini sono rimasti invariati.
La base ampelografica – ovvero i tipi di uva che possono concorrere alla realizzazione di un vino – prevede una percentuale minima dell’80% di Sangiovese, il vitigno a bacca rossa tipico della zona. Insieme al Sangiovese possono essere presenti, in una percentuale massima del 20%, altri vitigni a bacca rossa tra quelli autoctoni, come il Canaiolo e il Colorino, e quelli internazionali, come il Cabernet Sauvignon e il Merlot, raccomandati e/o autorizzati nella zona di produzione. Tra le principali caratteristiche organolettiche indicate dal disciplinare troviamo il colore rubino che può divenire talvolta, secondo l’origine, intenso e profondo; l’odore con note floreali di mammole e giaggiolo unite a un tipico carattere di frutti rossi; e il sapore armonico, asciutto, sapido, con una buona tannicità che si affina col tempo al morbido vellutato. Altri requisiti richiesti sono la gradazione alcolica minima di 12° per il vino giovane e di 12,5° per la Riserva, l’estratto secco netto minimo di 24 grammi per litro e l’acidità totale minima di 4,5 grammi per litro.
Il Chianti Classico si accompagna egregiamente ai sapori della cucina toscana, ma può essere abbinato con facilità a una grande varietà di piatti. In particolare, le carni rosse cotte alla griglia si sposano perfettamente con vini di medio corpo, dalla tannicità contenuta, mentre le carni più elaborate richiedono vini più strutturati. Le grandi riserve sono ideali per accompagnare piatti di selvaggina o formaggi stagionati. Conservato in bottiglia da mesi se non da anni, il vino necessita di essere ossigenato prima di degustarlo, soprattutto se si tratta di una riserva. Per questo, la bottiglia deve essere aperta qualche ora prima di servirla e, se questo non fosse possibile, si può ricorrere alla pratica della decantazione: versando lentamente il vino in una caraffa si ossigena in tempi rapidi. La temperatura ideale di servizio è di 16-18° C; se più elevata, si rischia di soffocare nell'alcolicità ogni bouquet, se troppo inferiore, si squilibra l'acidità. Non meno importante è la scelta del bicchiere giusto: per valorizzare al massimo un vino Chianti Classico ed esaltarne il bouquet, è necessario un calice a tulipano, con la bocca leggermente a restringersi, dal volume più contenuto per i vini giovani e più ampio per le riserve.
Dal 2008 è ufficialmente riconosciuta la Strada del vino e dell’Olio Chianti Classico, che coinvolge le province di Siena e Firenze, nove Comuni e 200 aziende, attraversando vigneti e oliveti amati e apprezzati nel mondo. La Strada si inserisce nell’elenco delle 22 strade toscane che si incaricano di promuovere le migliori espressioni della nostra agricoltura.
Testo di Francesca Perotto – Pubblicato il 20 giugno 2011
Crediti fotografici: Consorzio Vino Chianti Classico
A tavola in Toscana con le pregiate varietà di olio di oliva
Antiche tradizioni e feste paesane nella terra del Chianti
L’appetito vien viaggiando tra i colori delle delizie senesi